Nuoto e autismo: la storia di Federico

Lo sport è un linguaggio universale e la disabilità non è un impedimento per praticarlo, questo è ormai assoldato e chiaro a tutti.

L’attività motoria è da sempre riconosciuta come fonte di benessere psico-fisico e aiuta a indirizzare le energie in maniera sana e divertente. Tutti possono trarne benefici nel rispetto delle proprie caratteristiche e abilità. 

Io vorrei però canalizzare la vostra attenzione su nuoto e autismo: un binomio assolutamente da incentivare.

L’acqua è quell’ambiente naturale che più di altri è in grado di appiattire le diversità: in acqua riusciamo ad esaltare al meglio le nostre capacità, a migliorare le nostre abilità ed esprimere le nostre risorse latenti o inespresse.

L’attività in acqua anche nell’autismo assume una componente decisamente positiva: facilita il mantenimento dell’attenzione e la gestione delle emozioni contenendo i disturbi comportamentali come aggressività e irritabilità, stimola il desiderio di esplorazione e le capacità di coordinamento motorio, accresce la capacità di relazione e la fiducia in se stessi.

Ovviamente il lavoro svolto in acqua deve essere strutturato sulle caratteristiche del singolo individuo e condotto da un operatore competente e qualificato.

Questa mia premessa ha lo scopo di introdurre una storia, la storia di Federico – un nuotatore speciale che ho conosciuto in piscina e di cui mi ha affascinato l’amore per l’acqua.

Federico – così ci racconta la mamma – è un bel ragazzo di 16 anni, con i capelli color oro rosso e un fisico da atleta. Federico è autistico.

Ha iniziato ad andare in piscina un po’ di anni fa, l’acqua per lui è stata sempre molto attrattiva e la piscina un luogo dove potersi sfogare, Federico è iper iper attivo ed in acqua da subito si è sentito libero di saltare e buttarsi imitando il capodoglio.

Come primo approccio ha seguito il programma TMA (terapia multisistemica in acqua), una terapia che utilizza l’acqua come attivatore emozionale, sensoriale e motorio ma da subito è risultato evidente che a lui si doveva proporre una vera e propria attività sportiva così i suoi genitori si sono messi in contatto con dei volontari che dedicano il loro tempo alla pratica sportiva di diverse discipline di ragazzi disabili tra cui il nuoto.

Proprio da qui ha inizio il suo vero percorso acquatico, un percorso che continua tutt’oggi e che avrò il piacere di descrivervi, un po’ alla volta, nei prossimi articoli.

Per il momento concludo con questa bellissima frase, scritta da Stefano – papà di Federico – che evidenzia perfettamente l’importanza dello sport per un ragazzo autistico:

“Praticare sport migliora il benessere fisico, le abilità e le autonomie. E’ divertente e motivante e diventa un opportunità per bambini e ragazzi autistici che, singolarmente o in gruppo partendo dalle singole abitudini, acquisiranno abilità al nuoto, al fitness indirizzando le energie in modo positivo con decremento delle stereotipie, nella aggressività e diminuzione del comportamento disattivo. Da un primo approccio con l’acqua ogni giorno, ogni settimana, ogni mese si faranno progressi e li non è chiaro dove li porterà: destra, sinistra o diritto….ma mai indietro!”

3 comments on “Nuoto e autismo: la storia di Federico

  1. Bellissima l’immagine del capodoglio.. Federico in acqua può esprimere la sua vera personalità e la sua esplosione di energia.. grande Fede e un incoraggiamento alla sua famiglia

  2. Bellissimo progetto ! Da diffondere ! Grande Federico è bravissimi mamma, papà e allenatore che ha saputo credere in ragazzi che hanno tante doti e potenzialità anche se le tengono un po’ nascoste .

  3. E’ una consapevolezza che lo sport nutre il corpo e la mente…È bello sapere che Federico con l’esperienza piacevole del nuoto e attraverso la positiva relazione con il suo istruttore può mettersi in gioco!!!
    Buon divertimento
    Bravo Fede

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