Nuoto e autismo: la storia di Federico (parte seconda)

Continua il nostro viaggio nel binomio nuoto e autismo grazie alla storia di Federico.

Eravamo rimasti all’inizio del suo percorso acquatico caratterizzato dalla passione per l’acqua e dall’esuberanza del nostro nuotatore/capodoglio. Oggi vi voglio raccontare dell’incontro con Massimo, il suo istruttore.

Massimo faceva parte del gruppo di volontari al quale si rivolsero i genitori di Fede per avvicinarlo al mondo sportivo. Per quel giorno era stata fissata la prima lezione di nuoto: Massimo era già in piscina e stava facendo lezione ad un gruppo di 7 ragazzi autistici, un gruppo di livello avanzato che già da tempo nuotava insieme ed era in grado di sostenere 1 ora intera di lezione ed eseguire 3 stili su 4.

Federico aveva 11 anni e alla fine di quella lezione di gruppo fu affidato per la prima volta a quello che divenne il suo istruttore.

L’inizio fu piuttosto burrascoso: mentre Massimo si metteva la cuffia per entrare in acqua con lui, Federico si divincolò dalla sua mano, si mise a correre sul bordo vasca e si lanciò nella vasca piccola dove era in corso una lezione di nuoto prescolare con un gruppo di bimbi di 3-4 anni.

Iniziò a schizzare tanta di quell’acqua che i bambini e l’istruttrice si spaventarono e i genitori in tribuna si alzarono in piedi in un mix di sbalordimento e preoccupazione.

Ovviamente loro non potevano sapere che Federico non avrebbe fatto nulla ai bambini, ed era comprensibile che la sua inaspettata e irruente euforia provocasse in loro un certo timore.

 

Purtroppo ancora oggi dell’autismo si conosce troppo poco e per alcuni il bambino autistico è “quello” che fa paura perchè urla e si dimena.

L’istruttore di nuoto che segue i bambini autistici deve essere un tecnico qualificato e avere una formazione sulla sindrome autistica che non deriva solo da conoscenze teoriche ma che deve essere maturata e sperimentata sul campo. Questo gli consente di avere gli strumenti necessari per approcciarsi ai suoi allievi speciali e gestirli nel modo più adatto alle loro esigenze.

I bambini affetti da questo disturbo richiedono tanta energia e attenzione da parte di chi si relaziona con loro e soprattutto richiedono “strategie di gestione specifica” per stabilire una relazione positiva che ne favorisca l’apprendimento.

Il primo scoglio da superare è sicuramente quello della comunicazione: il bambino autistico non sa relazionarsi, spesso non ti guarda e non ti parla, a volte sembra quasi non ascoltare. Per interagire con lui è necessario mantenere un contatto oculare, parlargli in modo chiaro servendosi anche di immagini.

Per costruire un rapporto con lui è indispensabile imparare a conoscerlo, osservarlo per capire quali esercizi preferisce, come reagisce alle espressioni del viso o al timbro della voce. Un altro aspetto importante è essere allegri e divertenti e giocare con lui inizialmente senza chiedere nulla. 

L’istruttore deve essere così bravo da rendere speciale e desiderata quell’attività in acqua fatta insieme.

Massimo lo è stato e lo è tuttora. Sono passati 5 anni dal loro primo incontro e lui è ancora il suo istruttore. Il rapporto che hanno costruito è la base per gli innumerevoli progressi acquatici del nostro amico Federico. Ci facciamo raccontare quali??

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