3 anni: in acqua con o senza genitore?

Dai 3 anni d’età solitamente vengono proposti corsi di nuoto dove il bambino entra in acqua insieme al proprio istruttore e i compagni, senza la presenza del genitore.

Questo passaggio può creare qualche difficoltà. Così come con l’inserimento alla scuola materna.

Per chi inizia il percorso di acquaticità da neonato il distacco dal genitore avviene in maniera naturale: nell’ultima fase (30-36 mesi) l’istruttore propone dei giochi di allontanamento/avvicinamento per catturare l’attenzione dei bimbi e abituarli a stare in acqua senza mamma e papà rendendo così meno traumatico il momento in cui il bimbo passerà appunto al corso baby.

Chi invece inizia l’approccio con l’acqua a 3 anni può avere qualche difficoltà in più. Proprio per questo si propone il corso di passaggio dove il distacco non è immediato: per qualche lezione il genitore starà ancora in acqua con il bambino, poi a bordo vasca e infine ad attenderlo fuori.

In questo modo il percorso in acqua sarà un momento di crescita importante anche per mamma e papà: abituarsi a veder crescere il proprio bimbo in autonomia.

A quel punto la richiesta di non avere i genitori sul bordo vasca è necessaria perché l’istruttore possa avere un rapporto esclusivo con il bambino e conquistare la sua fiducia.

Sicuramente questa è proprio la fascia di età più complicata per noi istruttori: i bimbi hanno sempre più difficoltà ad allontanarsi dai genitori e non vogliono entrare in acqua, una volta dentro si distraggono facilmente e conquistare la loro attenzione sembra un’impresa quasi impossibile.

Quando pensiamo di essere riusciti a strappare un sorriso basta un niente, uno schizzo d’acqua non previsto a far esplodere una inarrestabile crisi di pianto, e mentre noi cerchiamo di riportare la calma il resto del gruppo fa di tutto tranne quello che avevamo proposto.

Comprensibile per carità, magari i piccoli hanno appena iniziato la scuola materna e quindi sperimentato il distacco dall’ambiente famigliare, sono stati per tutta la giornata in un ambiente nuovo, con nuove regole e un nuovo insegnante. Mettiamoci nei loro panni, una volta usciti di lì il loro desiderio sarà quello di ritrovare il proprio ambiente, i propri giochi e soprattutto il proprio genitore , di stare con lui e farsi coccolare non di certo quello di staccarsi nuovamente da lui per sottostare alla richieste di un altro insegnante con bambini che magari non hanno mai visto.

E poi ci sono loro, i genitori…che spesso hanno più difficoltà dei bambini a gestire il distacco, che alla prima lezione di pianto sono in preda all’ansia e decidono di ritiralo dal corso “non posso vederlo così, è una tortura, probabilmente non è “portato”.

Mamme e papà ricordatevi che esistono dei “tempi tecnici” perché il bimbo si abitui alla nuova situazione e soprattutto che lui percepisce le vostre emozioni e sa “pilotare” i vostri gesti. 

Come fare allora?

Il distacco è difficile ma inevitabile. Ogni genitore prima o poi deve affrontarlo che sia per lasciare il piccolo ai nonni, al nido o a fare un’ ora di sport.

È importante avere molta pazienza e fare in modo che questo distacco si verifichi gradualmente con tante rassicurazioni da parte dei genitori ma senza demordere. Occorre incoraggiarli e stimolarli a raggiungere l’indipendenza.

L’istruttore ha le competenze necessarie e la giusta esperienza ed è perfettamente in grado di svolgere il proprio lavoro, sa come calmare il bimbo particolarmente spaventato, gestire quello che fa i capricci oppure “frenare” quelli più vivaci. Confrontatevi con lui ed esternate le vostre preoccupazioni ma fidatevi di lui!

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